Convivenza di fatto
Aggiornato in data 01/12/2018
Descrizione

si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite
stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza
morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinita'
o adozione, da matrimonio o da un'unione civile.
37. Ferma restando la sussistenza dei presupposti di cui al comma
36, per l'accertamento della stabile convivenza si fa riferimento
alla dichiarazione anagrafica di cui all'articolo 4 e alla lettera b)
del comma 1 dell'articolo 13 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.
38. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al
coniuge nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario.
39. In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno
diritto reciproco di visita, di assistenza nonche' di accesso alle
informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle
strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o
convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.
40. Ciascun convivente di fatto puo' designare l'altro quale suo
rappresentante con poteri pieni o limitati:
a) in caso di malattia che comporta incapacita' di intendere e di
volere, per le decisioni in materia di salute;
b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le
modalita' di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
41. La designazione di cui al comma 40 e' effettuata in forma
scritta e autografa oppure, in caso di impossibilita' di redigerla,
alla presenza di un testimone.
42. Salvo quanto previsto dall'articolo 337-sexies del codice
civile, in caso di morte del proprietario della casa di comune
residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare
ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla
convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque
anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del
convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad
abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a
tre anni.
43. Il diritto di cui al comma 42 viene meno nel caso in cui il
convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di
comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova
convivenza di fatto.
44. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto
di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto
ha facolta' di succedergli nel contratto.
45. Nel caso in cui l'appartenenza ad un nucleo familiare
costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per
l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o
causa di preferenza possono godere, a parita' di condizioni, i
conviventi di fatto.
46. Nella sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo del
codice civile, dopo l'articolo 230-bis e' aggiunto il seguente:
«Art. 230-ter (Diritti del convivente). - Al convivente di fatto
che presti stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa
dell'altro convivente spetta una partecipazione agli utili
dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonche' agli
incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata
al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora
tra i conviventi esista un rapporto di societa' o di lavoro
subordinato».
47. All'articolo 712, secondo comma, del codice di procedura
civile, dopo le parole: «del coniuge» sono inserite le seguenti: «o
del convivente di fatto».
48. Il convivente di fatto puo' essere nominato tutore, curatore o
amministratore di sostegno, qualora l'altra parte sia dichiarata
interdetta o inabilitata ai sensi delle norme vigenti ovvero
ricorrano i presupposti di cui all'articolo 404 del codice civile.
49. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto
illecito di un terzo, nell'individuazione del danno risarcibile alla
parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il
risarcimento del danno al coniuge superstite.
50. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti
patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione
di un contratto di convivenza.
51. Il contratto di cui al comma 50, le sue modifiche e la sua
risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena di nullita', con
atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da
un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformita' alle norme
imperative e all'ordine pubblico.
52. Ai fini dell'opponibilita' ai terzi, il professionista che ha
ricevuto l'atto in forma pubblica o che ne ha autenticato la
sottoscrizione ai sensi del comma 51 deve provvedere entro i
successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza
dei conviventi per l'iscrizione all'anagrafe ai sensi degli articoli
5 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.
53. Il contratto di cui al comma 50 reca l'indicazione
dell'indirizzo indicato da ciascuna parte al quale sono effettuate le
comunicazioni inerenti al contratto medesimo. Il contratto puo'
contenere:
a) l'indicazione della residenza;
b) le modalita' di contribuzione alle necessita' della vita in
comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacita' di
lavoro professionale o casalingo;
c) il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla
sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del codice
civile.
54. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza puo'
essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza con
le modalita' di cui al comma 51.
55. Il trattamento dei dati personali contenuti nelle
certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa
prevista dal codice in materia di protezione dei dati personali, di
cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il
rispetto della dignita' degli appartenenti al contratto di
convivenza. I dati personali contenuti nelle certificazioni
anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a
carico delle parti del contratto di convivenza.
56. Il contratto di convivenza non puo' essere sottoposto a termine
o condizione. Nel caso in cui le parti inseriscano termini o
condizioni, questi si hanno per non apposti.
57. II contratto di convivenza e' affetto da nullita' insanabile
che puo' essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse se
concluso:
a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di
un altro contratto di convivenza;
b) in violazione del comma 36;
c) da persona minore di eta';
d) da persona interdetta giudizialmente;
e) in caso di condanna per il delitto di cui all'articolo 88 del
codice civile.
58. Gli effetti del contratto di convivenza restano sospesi in
pendenza del procedimento di interdizione giudiziale o nel caso di
rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per il delitto di
cui all'articolo 88 del codice civile, fino a quando non sia
pronunciata sentenza di proscioglimento.
59. Il contratto di convivenza si risolve per:
a) accordo delle parti;
b) recesso unilaterale;
c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente
ed altra persona;
d) morte di uno dei contraenti.
60. La risoluzione del contratto di convivenza per accordo delle
parti o per recesso unilaterale deve essere redatta nelle forme di
cui al comma 51. Qualora il contratto di convivenza preveda, a norma
del comma 53, lettera c), il regime patrimoniale della comunione dei
beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della comunione
medesima e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di
cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del
codice civile. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per
gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque
discendenti dal contratto di convivenza.
61. Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di convivenza
il professionista che riceve o che autentica l'atto e' tenuto, oltre
che agli adempimenti di cui al comma 52, a notificarne copia
all'altro contraente all'indirizzo risultante dal contratto. Nel caso
in cui la casa familiare sia nella disponibilita' esclusiva del
recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullita', deve
contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al
convivente per lasciare l'abitazione.
62. Nel caso di cui alla lettera c) del comma 59, il contraente che
ha contratto matrimonio o unione civile deve notificare all'altro
contraente, nonche' al professionista che ha ricevuto o autenticato
il contratto di convivenza, l'estratto di matrimonio o di unione
civile.
63. Nel caso di cui alla lettera d) del comma 59, il contraente
superstite o gli eredi del contraente deceduto devono notificare al
professionista che ha ricevuto o autenticato il contratto di
convivenza l'estratto dell'atto di morte affinche' provveda ad
annotare a margine del contratto di convivenza l'avvenuta risoluzione
del contratto e a notificarlo all'anagrafe del comune di residenza.
64. Dopo l'articolo 30 della legge 31 maggio 1995, n. 218, e'
inserito il seguente:
«Art. 30-bis (Contratti di convivenza). - 1. Ai contratti di
convivenza si applica la legge nazionale comune dei contraenti. Ai
contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge del luogo in
cui la convivenza e' prevalentemente localizzata.
2. Sono fatte salve le norme nazionali, europee ed internazionali
che regolano il caso di cittadinanza plurima».
65. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice
stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro
convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia
in grado di provvedere al proprio mantenimento. In tali casi, gli
alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata
della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell'articolo
438, secondo comma, del codice civile. Ai fini della determinazione
dell'ordine degli obbligati ai sensi dell'articolo 433 del codice
civile, l'obbligo alimentare del convivente di cui al presente comma
e' adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.




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